A chi fa ingrassare, a chi dimagrire: lo stress cronico!

A chi fa ingrassare, a chi dimagrire: lo stress cronico!

Spesso si dà colpa allo stress quando il nostro fisico subisce dei cambiamenti visibili in poco tempo, ma come può questo provocare sia dimagrimento che aumento di peso?

C’è chi da stressato ha costantemente fame (nervosa) e va alla ricerca di cibo spazzatura, che crea dipendenza e stimola l’introito continuo di farine raffinate, zuccheri, ecc. andando incontro al sovrappeso, chi, invece, se continuamente stressato perde l’appetito e dimagrisce. Eppure, l’ormone dello stress è solo uno, il cortisolo, come fa ad agire in modo differente?

Il protagonista di questo articolo, il cortisolo, è prodotto dalle ghiandole surrenali, strutture anatomiche triangolari poste in cima ai reni. L’asse ipotalamo-ipofisi-surrene regola il rilascio di cortisolo: l'ipotalamo produce e rilascia l'ormone rilasciante la corticotropina (CRH), che successivamente stimola la sintesi e il rilascio di adrenocorticotropina (ATCH) dall'ipofisi anteriore, che a sua volta stimola la sintesi e il rilascio di cortisolo da parte della corteccia surrenale. Durante il giorno, il cortisolo segue un ritmo circadiano, infatti, si manifesta un picco mattutino appena prima del risveglio, una rapida diminuzione nelle ore successive e un declino più graduale nel corso della giornata, fino a livelli molto bassi prima di coricarsi.

Prima di spiegare il perché gli effetti dello stress possono essere diversi, bisognerà fare chiarezza sui due casi: la persona stressata che ingrassa è quella che fortunatamente possiede surreni in buona salute, in grado di liberare cortisolo quando richiesto, mentre chi dimagrisce soffre di stanchezza surrenalica, ovvero, il surrene non è più in grado di liberare cortisolo perché è stato continuamente stimolato.

Iniziamo a considerare il primo caso, ovvero quello dei soggetti che aumentano di peso in seguito a stress cronico. Il cortisolo che viene rilasciato come risposta agli agenti stressogeni, viene liberato nel sangue e stimola la mobilizzazione delle riserve di glucosio stoccate sotto forma di glicogeno, per affrontare la situazione di stress (utilizzando energia) o scapparne; nel primo caso, ovvero quando l’energia verrà utilizzata non si genereranno accumuli, nel secondo caso, invece, gli zuccheri presenti nel sangue verranno riposti a livello addominale, accumulandosi sotto forma di tessuto adiposo.

Contemporaneamente, però, la mobilizzazione degli zuccheri va a stimolare la liberazione dell’ormone insulina, che ha effetti sia a livello centrale che a livello periferico: nel primo caso il cortisolo interrompe l’effetto antagonista dell’insulina sull’NPY, stimolando l’assunzione di cibo, mentre in periferia aumenta i livelli di insulina, provocando a lungo andare anche insulino-resistenza. Per riassumere il tutto in termini semplici, quando siamo stressati il cortisolo agisce anche a livello ipotalamico stimolando la produzione di un ormone oressigeno (che genera fame) chiamato neuropeptide Y (NPY), per questo motivo mangiamo di più, inoltre, andiamo alla ricerca di cibi zuccherini o grassi, perché l’ormone genera questo effetto, insieme a quello dell’insulina.

Anche la famosa leptina, che negli ultimi anni ha assunto sempre più importanza in ambito scientifico, è influenzata dai livelli di cortisolo; infatti, a livello centrale la leptina è in grado di attivare l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene aumentando il CRF ipotalamico, il quale riduce il rilascio di glucocorticoidi periferici dalle ghiandole surrenali attraverso un feedback negativo, mentre a livello periferico il cortisolo riproduce lo stesso effetto generato per l’insulina, aumentando i livelli di leptina e causando resistenza-leptinica, condizione presente nei soggetti obesi. In termini semplici, ciò che provoca lo stress cronico sulla leptina è una continua secrezione della stessa, che però non riesce a svolgere la sua azione perché non è in grado di legarsi ai suoi recettori; quindi, la leptina non attiva gli assi metabolici e non aumenta il dispendio energetico, ma gli effetti sono opposti a questi.

Inoltre, un altro meccanismo tramite il quale si può spiegare l’aumento di peso in seguito ad aumentati livelli di cortisolo è l’azione del cortisolo nel metabolismo tiroideo; sappiamo che un buon funzionamento della tiroide permette di aumentare il dispendio energetico, poiché l’energia introdotta si disperderà sotto forma di calore e non si accumulerà come molecole di ATP, ma se gli ormoni tiroidei non sono prodotti in sufficienza, ciò non sarà possibile. Infatti, l’eccessiva produzione di cortisolo, inibisce le desiodasi, enzimi coinvolti nella trasformazione di T4 (ormone inattivo) in T3 (ormone attivo), provocando un rallentamento metabolico e, quindi, aumento di peso.

Il contrario si verifica, invece, nei soggetti che sono costantemente sotto stress o che subiscono un trauma, poiché spesso presentano una condizione di stanchezza surrenalica. Ciò si verifica quando non si riesce più a gestire lo stress, ci si sente costantemente affaticati, non si ha voglia di mangiare, si è depressi, poiché i livelli di cortisolo sono molto bassi e questo ormone non riesce a svolgere le sue azioni fisiologiche. Infatti, al contrario dell’ipercortisolemia che causa alti livelli di insulina, in caso di ipocortisolismo si manifesta ipoglicemia. Inoltre, se nel primo caso l’eccessivo cortisolo eliminava l’inibizione sull’NPY, basse concentrazioni dello stesso non sarebbero in grado di stimolare la rimozione del blocco, per cui il soggetto in questione non ha fame, non mangia ed è impossibile, quindi che possa aumentare di peso.

Per gestire lo stress cronico non basta soltanto consigliare ad un soggetto, che sia un paziente o meno, di stare tranquillo, poiché questo non ascolterebbe neanche il messaggio che gli stiamo trasmettendo. Piuttosto bisognerebbe agire facendo in modo che questo possa scaricare i pensieri e le tensioni praticando un’attività fisica a scelta, ogni giorno per almeno un’ora. Altro consiglio è quello di mantenere una corretta igiene del sonno, andando a letto sempre alla stessa ora, facendo un bagno caldo e bevendo una tisana prima di andare a letto, non guardare la tv o stare al telefono prima di addormentarsi e non fare attività fisica prima di andare a letto: meglio dormiremo, meno ci sentiremo stressati. Sul piano alimentare è normale consigliare l’eliminazione di zuccheri semplici per non peggiorare gli effetti provocati dallo stesso cortisolo, prediligendo carboidrati integrali e scegliendo ad ogni pasto la tripartizione del piatto, che prevede carboidrati, proteine di buona qualità e fibre, in modo tale da mantenere la calma insulinica.

 

Dott. Francesco Garritano (riceve su appuntamento presso la COMUNALE 1 di Viale Rinascita 80, Cinisello Balsamo)

 

Riferimenti bibliografici:

  • Rutters F. et al. The Hypothalamic-Pituitary-Adrenal Axis, Obesity, and Chronic Stress Exposure: Foods and HPA Axis. Current Obesity Reports, December 2012, Volume 1, Issue 4, pp 199–207

 

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